VIVERE LA DEPRESSIONE

Può capitare a tutti di vivere esperienze dolorose come un lutto, una perdita, una separazione, un fallimento rispetto al raggiungimento di obiettivi personali, eventi capaci di innescare tristezza, confusione, instabilità, pensieri negativi, impotenza, senso di vuoto, demotivazione, sintomi somatici (stanchezza, disturbi del sonno mancanza di concentrazione, disturbi alimentari, calo del desiderio sessuale). Questi sentimenti possono essere anche funzionali, se portano a mettersi in discussione, a capire gli errori, ad attivarsi per trovare soluzioni, ad abbandonare vecchi schemi per elaborarne di nuovi. Quando però questi vissuti negativi prendono il sopravvento e si cronicizzano, compromettendo la sfera personale e lavorativa e perdurando nel tempo per mesi, anni, determinano il radicarsi della depressione, una condizione caratterizzata dalla difficoltà a percepire piacere o interesse in qualunque attività del quotidiano. La persona depressa rischia di isolarsi socialmente, oscillando tra il desiderio di chiedere aiuto per arginare la propria sofferenza e l’impossibilità di chiedere un sostegno.  Ciò è determinato dall’ estrema difficoltà nel percepire e comprendere la propria condizione (e accettarla), dall’ attivazione di una scarsa fiducia in se stessi e di un senso di inferiorità, dal rimanere imbrigliati in una condizione di inerme e passiva attesa.  Si finisce così per percepire una potente disperazione, dominati dalla sensazione di essere risucchiati in un vortice oscuro che non concede nessuna speranza, dal ruminare ossessivo sulla negatività di sé e della propria vita, dall’impossibilità di riconoscere qualunque fonte di benessere o felicità, dal pessimismo e da un’estrema incapacità o impossibilità di attivarsi. La depressione paralizza, offusca l’esistenza come una fitta nebbia che non lascia intravedere oltre. Come un parassita risucchia le energie e divora dall’interno, giorno dopo giorno, portandosi via la vitalità e pezzi della propria identità.

Purtroppo, chiusi nella sofferenza, si può rischiare di non chiedere un aiuto psicologico. E’ invece fondamentale intraprendere con coraggio un percorso di psicoterapia (anche coadiuvato da un trattamento farmacologico, se il professionista può ritenerlo utile) per elaborare eventi traumatici o dolorosi della propria esistenza, risanare le ferite interiori, ristrutturare uno stato psichico frammentato e disorganizzato, modificare pensieri pessimisti e colpevolizzanti, dare un senso ad esperienze e vissuti dolorosi all’interno del proprio percorso di vita, valorizzando anche le proprie zone d’ombra.  Dalla depressione si può uscire e se affrontata in un percorso di terapia, può diventare un’esperienza di crescita e un’opportunità di trasformazione. È possibile trasformare il dolore in una risorsa, se si è pronti ad assumersi la responsabilità del cambiamento, rinunciando ad una vita limitante per se stessi e le persone che possono starci accanto. Significa essere disposti a diventare consapevoli del proprio valore personale, autonomi e non dipendenti, a trasformare la rabbia per diventare assertivi, nutrire il proprio vuoto interiore, perché nessun altro può colmarlo, se non noi stessi.

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

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