QUANDO I GENITORI SI SEPARANO: L’IMPATTO SUI FIGLI

La decisione di separarsi per una coppia con figli è sempre sofferta, sia perché è difficile capire come comunicare loro questa decisione sia perché emergono mille dubbi e preoccupazioni su come aiutarli a gestire al meglio questo evento così delicato. La separazione e il divorzio rappresentano un’esperienza destabilizzante per l’intera famiglia, per gli adulti in quanto portano con sé l’idea di un fallimento e obbligano a rivedere un progetto di vita, per i figli perché può essere doloroso accettare un nuovo assetto familiare e cambiare la propria routine quotidiana. Tuttavia gli adulti riescono in linea di massima a cogliere anticipatamente i segnali di una relazione deteriorata e a prepararsi alla fine della vita familiare così come la conoscevano, a prefigurarsi i passi da compiere e le decisioni da prendere, mentre i figli, specialmente se piccoli, possono trovarsi spiazzati dai cambiamenti di una vita stabile, sicura e conosciuta e per loro può essere complesso adattarsi a nuovi ritmi di vita, nuovi ambienti in cui vivere, a non vivere la quotidianità con il genitore che esce di casa. Soprattutto può essere doloroso confrontarsi con la tensione che la fine di una relazione di coppia porta con sé. Questo non implica automaticamente che la separazione e il divorzio debbano innescare un trauma nei figli. Se la separazione è gestita bene, anche se dolorosa, può costituire un’esperienza di vita per i figli. Molti genitori, anche in situazione di enorme conflitto col partner, cercano di evitare la separazione, pensando che sia utile per il bene dei figli, ma in realtà una separazione amichevole è preferibile a continui litigi o ad un clima di indifferenza o nei casi peggiori a manifestazioni di aggressività verbale o fisica. Se invece la separazione è gestita male, è conflittuale o assume le caratteristiche di una “guerra”, le conseguenze sui figli possono essere molto negative, anche se gioca comunque la personalità del bambino e la sua sensibilità al cambiamento.  I bambini molto piccoli percepiscono i cambiamenti emotivi dei genitori e l’assenza di uno dei due in casa, ma non capiscono esattamente cosa sia la separazione e quali conseguenze comporta. Un bambino molto piccolo (fino ai 2/3 anni) può non aver chiaro se il genitore che esce di casa tornerà o meno e quindi può vivere la separazione come un abbandono e reagire con insicurezza, irritabilità o crisi di pianto. Oppure può reagire con rabbia o tristezza. In generale un bambino piccolo non ha gli strumenti per gestire i vissuti emotivi che la separazione dei genitori comporta. Dai 3 ai 5 anni i bambini hanno più consapevolezza, possono fare domande, percepire senso di colpa sentendosi responsabili dell’accaduto, possono sviluppare paure come essere lasciati soli o perdere l’amore dei genitori e per questo diventare molto possessivi. In età scolare, dai 6 ai 12 anni i figli comprendono in pieno cosa significa separarsi e possono sentirsi frustrati, delusi, feriti soprattutto nel rendersi conto che non c’è possibilità per i genitori di tornare insieme, ma cercheranno di dimostrarsi forti per non preoccuparli, evitando di esprimere i loro sentimenti, sovra responsabilizzarsi rispetto al genitore maggiormente in difficoltà o al contrario regredire, assumendo comportamenti non consoni all’ età ma ad un bambino più piccolo. In adolescenza invece la separazione dei genitori può causare insicurezza perché in questa fase l’adolescente cerca lui stesso di separarsi e individuarsi, perciò può reagire distaccandosi freddamente dai genitori investendo totalmente sul gruppo dei pari, assumere atteggiamenti provocatori o di sfida nei confronti dei genitori o comportamenti a rischio per arginare il dolore.  Per limitare gli effetti della separazione sui figli occorre:

  • spiegare loro cosa sta succedendo con parole adatte all’età e se è una decisione definitiva, chiarirlo, per evitare l’insorgere di false speranze o aspettative irrealistiche

  • rassicurare rispetto al fatto che non è colpa loro e che continueranno ad essere amati da entrambi

  • essere disponibili a rispondere alle domande e a fornire dettagli su quello che succederà dopo, perché questo infonde sicurezza e fiducia negli adulti

  • essere empatici con le emozioni manifestate dai figli, incoraggiarli a parlarne ma senza forzare, non sminuire quello che provano e non negarlo, anzi far capire che si è per come possono sentirsi ma che c’è comprensione, perché le emozioni che provano sono naturali e legittime

  • mantenere il più possibile la routine quotidiana, perché serve ai figli per sentirsi al sicuro, ma includere anche nuove attività che possano stimolarli e infondano il messaggio che, nonostante tutto, si può continuare a vivere una vita serena e anche divertirsi

  • non parlare male dell’altro genitore, evitare di indurre i figli a schierarsi o allearsi e di scaricare su di loro frustrazioni e sentimenti negativi

  • non trascurare i figli, continuare a prendersi cura di loro senza aspettarsi che si assumano responsabilità non adatte alla loro età.

Se come genitori ci si trova in difficoltà nel gestire gli effetti della separazione/divorzio su di sé e soprattutto sui figli, è doveroso chiedere un aiuto professionale, soprattutto se la separazione è carica di conflittualità. Un genitore può decidere di intraprendere un percorso individuale o meglio ancora un percorso di sostegno alla genitorialità (individuale o per la coppia genitoriale) innanzitutto per metabolizzare i vissuti emotivi legati alla separazione e comprendere che essa non necessariamente rappresenta un fallimento se si riesce a dare amore, attenzione, cura e rispetto ai figli. Perché il bene dei figli deriva dal garantire un ambiente sano, indipendentemente dal fatto di stare insieme o meno. Un professionista può aiutare i genitori a migliorare la comunicazione e far sì che avvenga all’insegna del rispetto reciproco, della correttezza e dell’onestà, perché è con l’esempio che si insegna ai figli come gestire eventuali difficoltà relazionali che potranno sperimentare nel corso della vita. Può mediare, fornire strumenti per trovare soluzioni o un compromesso tra le esigenze di entrambi e dei figli. Può fare da contenitore per emozioni e vissuti spiacevoli, in modo da arginare gli attriti e non coinvolgere i figli in eventuali scontri. Se l’impatto della separazione è molto forte su un figlio, tale da innescare blocchi evolutivi, un evidente malessere psicologico o determinare comportamenti che destano preoccupazione può essere utile richiedere una psicoterapia anche per il proprio figlio, per offrire uno spazio protetto in cui possa esprimere i propri sentimenti senza paura, elaborare la situazione secondo i propri tempi, accettare i cambiamenti, affrontare le paure che essi comportano, ritrovare la serenità necessaria per mantenere relazioni positive con entrambi i genitori.

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

Per informazioni: caterina.foti30@gmail.com

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