AIUTARE UN BAMBINO AD ELABORARE LA MORTE DI UN GENITORE

La morte di un genitore rappresenta per un bambino un evento molto traumatico, perché determina il venir meno della sicurezza derivante dall’idea che mamma o papà saranno sempre presenti, per accudire, proteggere, rassicurare, confortare. Il dolore che si genera è intenso e duraturo e può comportare rischi per lo sviluppo del bambino, che  ancora non ha una personalità definita, autonoma e indipendente. L’entità della sofferenza è sicuramente influenzata dalla presenza di fattori di rischio (gravità dell’evento, reazione del genitore, esposizione all’evento, presenza di pregressi traumi o difficoltà nella relazione genitori/figli) o di protezione (l’atteggiamento, la capacità di gestire l’evento e il supporto del genitore rimasto e degli altri adulti di riferimento, una modalità di comunicazione dell’evento adeguata, la qualità dell’attaccamento del bambino al genitore deceduto e al genitore presente), così come dal livello di sviluppo del bambino, dalle sue risorse emotive e cognitive. Spesso si pensa erroneamente che i bambini riescano a superare facilmente una perdita o che all’opposto possano non riprendersi mai. I sentimenti che un bambino prova per il lutto legato alla perdita di un genitore sono intensi e hanno un andamento altalenante, non seguono delle fasi come per gli adulti. Il disagio può essere espresso con sintomi ansiosi, preoccupazione per il genitore sopravvissuto, rabbia, aggressività o irritabilità a casa e a scuola, insicurezza, disturbi del sonno, dell’attenzione e della concentrazione, regressione, disturbi psicosomatici, che spesso si alternano a uno stato di tranquillità, in cui il bambino può sembrare più sereno o distaccato rispetto all’accaduto. E’ fondamentale non sottovalutare il malessere di un bambino di fronte alla morte di un genitore, non nascondere la realtà e comunicare subito l’evento in modo onesto, con un linguaggio adeguato all’età o al livello di compressione del bambino. Un bambino ha bisogno di conoscere la verità e di fidarsi e comunque è in grado di cogliere certi segnali nell’atteggiamento di chi lo circonda. Ha bisogno di chiarezza, di essere rassicurato sul fatto che non ha colpe, che non avrebbe potuto in alcun modo evitarlo e che lo stesso non accadrà al genitore rimasto, che farà di tutto per sostenerlo e proteggerlo. Ha bisogno di capire che, purtroppo, il genitore morto non tornerà più, ma che non voleva abbandonarlo o lasciarlo solo. Ha bisogno che il genitore rimasto o gli altri adulti di riferimento siano disponibili a rispondere a tutte le sue domane sul perché è successo, sulla morte, ha bisogno di vedere che è possibile per tutti esprimere i propri sentimenti rispetto al lutto. Congelare le emozioni, non manifestarle, evitarle può essere dannoso.  Un bambino ha bisogno di poter condividere i ricordi positivi legati al genitore scomparso, per mantenere un’eredità affettiva, una continuità tra passato e presente necessaria per affrontare la separazione. Ha bisogno di essere preparato al funerale, di avere spiegazioni su dove e come si svolgerà, chi parteciperà, per poter decidere se partecipare o meno e avere consapevolezza delle ragioni di questa scelta. E’ un processo estremamente faticoso e difficile. Per questo può essere importante l’aiuto di un terapeuta (soprattutto quando il genitore vivente si sente in difficoltà e pensa di non riuscire a gestire il proprio dolore e quello del figlio/a) per aiutare il bambino ad elaborare l’evento, oltre che sostenere il genitore rimasto nella comprensione dei vissuti del bambino e nel trovare le modalità più idonee per condividere con lui questa esperienza, così da evitare un lutto patologico. 

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

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