IL DOLORE DELLA SOLITUDINE

L’essere umano è un essere sociale, ha bisogno delle relazioni con gli altri, perché attraverso di essere si nutre da un punto di vista psicologico ed affettivo. Per natura è predisposto alla ricerca di amicizia e relazioni sentimentali, mentre non è incline ad allontanare gli altri o privarsi di ogni contatto umano. Molte persone, tuttavia, pur avvertendo il desiderio di essere amati e pur desiderando fortemente la vicinanza fisica e affettiva di qualcuno, finiscono per essere respingenti e vivere una condizione di solitudine. I motivi per cui ciò succede sono molteplici: il bisogno di difendersi dal dolore quando si sono vissute precedentemente esperienze che hanno fatto sentire delusi, feriti o ingannati, la paura di non essere abbastanza bravi o  desiderabili agli occhi degli altri, la paura del giudizio (che in realtà può nascondere un’autocritica eccessiva), il timore di non riuscire ad affrontare situazioni nuove e di non saperle gestire, la convinzione di non meritarsi l’amore degli altri, l’idea che non sia il momento giusto per aprirsi alle relazioni perché si hanno questioni in sospeso da risolvere. Si “sceglie” allora di stare soli, ci si preclude la possibilità di sperimentare la gioia di una relazione che nutre, arricchisce e fa crescere, perché si pensa che sia meno doloroso che essere nuovamente rifiutati o traditi, soprattutto se nella propria vita si è stati trascurati o respinti più volte da amici, persone di cui si era innamorati o ancora peggio dai propri genitori. Altre volte si finisce per allontanare gli altri perché il bisogno di accettazione e calore umano è talmente forte da aggrapparsi in modo eccessivo a chi mostra di essere disponibile. Si teme talmente tanto la solitudine da diventare troppo insistenti ed esigenti nei rapporti interpersonali, da avere aspettative irrealistiche rispetto a ciò che un rapporto può dare, finendo per infastidire o spaventare le persone. In altri casi, invece, ci si può sentire soli, pur avendo una rete sociale di amici, familiari, colleghi, con cui non ci si sente a proprio agio o che non riescono ad arginare la sofferenza e allora la solitudine potrebbe essere indicativa di un disagio psicologico più importante, come un esordio depressivo. Oppure ci si ritrova soli, con la convinzione distorta che l’interesse degli altri nei propri confronti sia scarso o nullo quando invece sono la diffidenza, lo scetticismo, il vittimismo o le convinzioni erronee ad indurre a respingere persone che in realtà vorrebbero avvicinarsi, il che significa precludere a se stessi la possibilità di un contatto positivo con le persone. La psicoterapia può essere fondamentale per superare il dolore che si nasconde dietro alla propria condizione di solitudine. In uno spazio privo di giudizio, fatto di empatia e accettazione, un professionista può sostenere e accompagnare in un percorso volto a ricostruire l’autostima e la fiducia in se stessi, a  risanare le ferite legate alle esperienze passate, a riconoscere le proprie responsabilità rispetto alle difficoltà di relazione senza attribuire esclusivamente agli altri la colpa, a prendere in considerazione la possibilità che se gli altri non  hanno garantito vicinanza, può essere stato dovuto non ad un disinteresse ma a difficoltà personali, ad imparare dai propri errori, a non vivere un rifiuto come un fallimento personale o un altro abbandono, a tollerare la frustrazione legata al fatto che per costruire un sano legame affettivo occorre tempo, impegno e  disponibilità ad assumersi dei rischi.

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

Per informazioni: caterina.foti30@gmail.com

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