LA DEPRESSIONE POST PARTUM, IL LATO OSCURO DELLA MATERNITA’

Con il termine depressione post partum si indica un quadro depressivo che colpisce le donne entro le prime quattro settimane dal parto. Essa non va confusa con la baby blues, un calo dell’umore e instabilità emotiva fisiologici e normali, tipici dei primissimi giorni successivi al parto e che non evolvono in un disturbo vero e proprio, in quanto tendono velocemente a risolversi in modo spontaneo entro le prime due settimane. Nella depressione post partum i vissuti emotivi e psicologici non si esauriscono e permangono sia in termini di durata che di intensità, per settimane, mesi, anche per anni, se non opportunamente trattati. Si tratta di vissuti spiacevoli solo in parte dovuti a squilibri ormonali, nei confronti di se stesse e del proprio bambino, difficili da ammettere, da verbalizzare e da gestire. Una donna, dopo il parto, deve affrontare molti cambiamenti dl punto di vista emotivo, sociale, fisico, deve integrare il ruolo di mamma nella propria identità, confrontarsi con un bambino che non è quello idealizzato per nove mesi, ridimensionare le proprie aspettative, affrontare paure e responsabilità legate alla sopravvivenza e alla crescita di un bambino dipendente in tutto e per tutto dalla mamma, sperimentare il senso di un pancione “vuoto”, riorganizzare il proprio tempo e le proprie abitudini, confrontarsi con i chili accumulati che possono mettere a disagio e generare insoddisfazione e insicurezza, dare un nuovo assetto alla vita di coppia, conciliare maternità e lavoro. Tutto questo può instillare sentimenti profondi di inadeguatezza o incompetenza, ansia e preoccupazione marcata, pensieri ossessivi, tristezza, scoraggiamento, irascibilità o ipersensibilità, difficoltà ad addormentarsi o sonno disturbato, calo dell’appetito, trascuratezza nei confronti di sé e del bambino (con evitamento del contatto visivo, difficoltà a coinvolgersi nelle coccole e negli scambi affettivi, ad affrontare serenamente l’allattamento, il bagnetto, il cambio del pannolino, fastidio nei confronti del pianto e fatica a riconoscere e rispondere ai segnali e ai bisogni del neonato), idee di morte, a volte anche manifestazioni psicotiche come deliri relativi bambino, alla possibilità di fargli del male fisico o che possa accadergli qualcosa di brutto. E’ importante non sottovalutare questi sintomi, non nasconderli o minimizzarli e affrontarli al più presto, soprattutto se ci sono pregressi fattori di rischio già presenti prima del parto e della gravidanza (stati ansiosi o depressivi, traumi come l’abbandono del partner o la morte di una persona cara, crisi nel rapporto col partner, una situazione di isolamento o la mancanza di una rete affettiva di supporto, difficoltà socio-economiche). Spesso le donne in questa situazione faticano a chiedere aiuto, per timore di essere giudicate come cattive madri. E’ fondamentale invece ricorrere, senza imbarazzo o vergogna, al sostegno della famiglia, del partner e degli amici, per avere un aiuto concreto, supporto emotivo, momenti di svago e soprattutto affidarsi ad uno psicologo o psicoterapeuta (eventualmente anche ad uno psichiatra per un eventuale terapia farmacologica) che, in un clima accogliente e privo di giudizio, offra la possibilità di dar voce a sentimenti inaccettabili o indicibili, per non farsi schiacciare da essi, un aiuto per ritrovare la sicurezza in se stesse e l’equilibrio perduto. Dal benessere della madre dipende quello del bambino. Una mamma che non è in condizione di curarsi di se stessa non potrà prendersi cura del proprio bambino in modo adeguato e questo influirà non solo sull’autostima della madre, ma anche sullo stato psicologico del bambino e sulla qualità della relazione con lui e potrà avere effetti negativi sulla coppia e/o sul partner. 

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

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