SCUOLA: QUANDO PER BAMBINI E ADOLESCENTI DIVENTA FONTE DI ANSIA E STRESS

Quando un bambino inizia ad andare a scuola, tutta la famiglia si ritrova ad affrontare un importante cambiamento: dalla scuola dell’infanzia, in cui bambino gioca e le aspettative sono più contenute, si passa alla scuola primaria, maggiormente investita dal dover valutare le competenze del bambino, cognitive e relazionali. Man mano che il bambino cresce e giunge alla scuola secondaria le richieste diventano sempre più impegnative, sia dal punto dell’apprendimento che della socializzazione. Questo può generare in molti bambini, preadolescenti e adolescenti, un forte stress, che può manifestarsi con sintomi ansiosi associati a manifestazioni somatiche (mal di testa, mal di pancia, vomito, nausea, mal di stomaco, febbre, disturbi del sonno), nei casi più gravi con veri e propri attacchi di panico all’ingresso a scuola o primi di recarvisi e che possono determinare il rifiuto di andare a scuola. Nei piccoli si possono anche riscontrare atteggiamenti oppositivi e di evitamento del compito, spesso banalizzati e riduttivamente classificati sia dagli insegnanti che dai genitori come capricci. L’ansia scolastica colpisce non solo bambini o adolescenti timidi, fragili o con difficoltà di apprendimento, ma anche studenti con un buon rendimento scolastico e adeguate competenze relazionali. Spesso succede perché il bambino o l’adolescente si sente in dovere di offrire ai genitori, agli insegnanti e ai compagni una buona immagine di sé, per cui diventa intollerabile accettare gli errori, le brutte figure, gli insuccessi e anche la frustrazione legata alla competizione, che spesso tra compagni di classe si crea. Ciò determina un’ansia anticipatoria, che comporta fatica a concentrarsi nello studio e peggioramento delle prestazioni scolastiche. E’ molto importante non sottovalutare l’ansia scolastica. Un calo del rendimento scolastico rafforza infatti la convinzione di non essere abbastanza intelligente e capace, instillando scarsa autostima e senso di inadeguatezza, che possono spingere ad isolarsi e compromettere anche la qualità delle relazioni con gli insegnanti e i compagni, rispetto a cui un bambino o un adolescente può non sentirsi all’altezza. E’ fondamentale che i genitori non incoraggino, per quanto possibile, il rifiuto della scuola, permettendo di stare a casa (anche se nelle situazioni più compromesse questo non è possibile), perché questo rinforzerebbe i sintomi. Che condividano con gli insegnanti le difficoltà dei figli, per un monitoraggio della situazione e che rassicurino i figli sulla possibilità di condividere i propri vissuti. Se il malessere si protrae nel tempo e non si risolve, è importante che i genitori richiedano un aiuto psicologico. La psicoterapia può rappresentare, per un bambino o un adolescente, uno spazio protetto e privo di giudizio in cui esprimere ed elaborare i vissuti ansiogeni e può aiutare i genitori, sempre coinvolti nel percorso, a comprendere il significato del messaggio veicolato dall’ansia scolastica. Un lavoro di rete tra psicologo, genitori e insegnanti inoltre è necessario per rafforzare l’autostima del bambino o dell’adolescente in difficoltà, per poterlo incoraggiare a riconoscere e sfruttare le sue risorse e sviluppare nuove competenze, per far sì che diventi più indipendente e possa sentirsi libero e sicuro nell’affrontare le sfide evolutive che la scuola porta con sé. 

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

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