LA RABBIA E L’AGGRESSIVITA’ DEI FIGLI VERSO I GENITORI

La rabbia dei figli è qualcosa che mette in grande difficoltà i genitori, soprattutto se espressa attraverso crisi di collera, in forma verbale o con agiti aggressivi. Per qualunque genitore è spiacevole dover gestire un bambino che non rispetta le regole, urla, lancia oggetti o un figlio adolescente che squalifica, che manca di rispetto o che attacca fisicamente. La rabbia e l’aggressività dei figli spaventano i genitori perché mettono di fronte a limiti e paure, innescano dubbi rispetto alla propria efficacia dal punto di vista educativo e preoccupazione rispetto ad un deterioramento della relazione, costringono a fare i conti con emozioni spiacevoli nei confronti dei figli, frustrazione, impotenza, insofferenza, ansia. Sicuramente non rispondere alla rabbia dei figli con altrettanta aggressività, stabilire e far rispettare un sistema di regole chiare, condivise e inviolabili, mantenere un atteggiamento coerente, creare nella giornata momenti piacevoli, focalizzare le energie sugli aspetti positivi della relazione aiuta. Ma innanzitutto per un genitore è necessario non considerare la rabbia di un figlio come un attacco personale. La rabbia è un’emozione che si manifesta fin dalla prima infanzia, che non va repressa o bloccata, ma va compresa, in quanto può avere cause molto diverse. Occorre insegnare ai propri figli, fin da piccoli, a gestirla e a trovare comportamenti funzionali e modalità costruttive per esprimerla, affinchè non si tramuti in aggressività, diventando negativa e distruttiva. Solo così un bambino riuscirà lui stesso a non esserne spaventato o a non vergognarsene, a non considerarsi cattivo o sbagliato, a conoscere i propri reali bisogni e i propri vissuti, ad avere relazioni autentiche con gli altri, ad avere fiducia in se stesso e a mantenere con i genitori una comunicazione aperta, basata sulla fiducia, sullo scambio e sulla reciprocità. Questo diventa fondamentale soprattutto in adolescenza, fase della vita in cui i comportamenti ostili e aggressivi nei confronti dei genitori diventano molto più evidenti. L’adolescente è alle prese con cambiamenti importanti dal punto di vista fisico, psicologico, sociale, deve confrontarsi con un’immagine di sé non sempre gradita, comunque instabile e tutta da costruire, sente il bisogno sempre più vivo di costruire legami al di fuori del nucleo familiare, con i propri amici o i primi partner. Tutto questo crea indubbiamente disagio e l’aggressività può servire ad esprimere la propria fragilità, così come il bisogno di una crescente autonomia e libertà. Non necessariamente quindi l’aggressività adolescenziale deve allarmare e preoccupare. Per un genitore l’aggressività deve essere un reale campanello d’allarme se costituisce la modalità principale, se non l’unica, di scambio relazionale con un figlio, se un figlio assume un perenne atteggiamento tiranno, sfidante, intimidatorio o manipolatorio, se insulta continuamente, minaccia o arriva all’aggressione fisica, se come genitori si ha la sensazione di aver perso il controllo della situazione o c’è disaccordo sulla linea educativa da adottare. In questi casi è fondamentale richiedere l’aiuto di un terapeuta e iniziare un percorso di sostegno per risanare le ferite della genitorialità, elaborare i sentimenti di vergogna, imbarazzo, terrore, sensi di colpa, rabbia, migliorare la comprensione delle cause sottostanti (che non significa in ogni caso  scusare o giustificare l’atteggiamento abusante di un figlio),  l’ascolto (dei propri vissuti e di quelli dei figli) e quindi il dialogo, trovare strategie utili per essere assertivi, comunicare chiaramente i confini e farli rispettare, rendere i figli consapevoli delle conseguenze dei propri comportamenti, esprimere le proprie emozioni senza scivolare su un piano simmetrico e innescare un braccio di ferro senza fine, per fare chiarezza su ruoli e responsabilità, per lavorare su bisogni, aspettative e risorse di tutti e sulla comprensione dei rispettivi punti di vista.

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

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