ACCETTARE LA DIAGNOSI DI DISABILITA' DI UN FIGLIO

Quando un genitore deve affrontare una diagnosi di disabilità di un figlio, la sua vita viene stravolta. E’ un evento estremamente complesso, spesso inaspettato, che porta con sé un immenso dolore, rabbia, tristezza, paura, rifiuto ma anche un enorme senso di impotenza e tanti sensi di colpa. Costringe infatti a rivedere le aspettative sul proprio figlio oltre che il proprio ruolo di genitore. Affrontare e accettare un evento di questa portata richiede forza, coraggio e tanta energia, da mettere in campo ogni giorno, giorno dopo giorno. La disabilità ha diverse facce, perchè differenti possono essere le aree compromesse, i livelli di gravità, i modi in cui si manifesta, le ripercussioni sulla qualità di vita di tutti i protagonisti, figlio, genitori, fratelli e sorelle e non è corretto generalizzare, perché ogni situazione è specifica e unica. Al di là delle differenze, tuttavia, accade sempre che un genitore alle prese con la disabilità di un figlio debba affrontare la perdita del bambino pensato e immaginato, un bambino perfetto, su cui si erano riversate tante aspettative. Questo è un vero e proprio lutto, che richiede tempo per essere metabolizzato, che può prevedere anche momenti di sconforto e la sensazione di non farcela. Un supporto psicologico è fondamentale per integrare rappresentazioni conflittuali del bambino (bambino desiderato e bambino reale) e di se stessi come genitori, per metabolizzare vissuti emotivi dolorosi e accettare un evento di vita tanto sconvolgente. Non concedersi la possibilità di dare voce alle proprie emozioni ed elaborarle, può comportare diversi rischi, dal sovrainvestimento nella cura del bambino, con la difficoltà nello stabilire e rispettare i confini necessari per la sua crescita, all’evitamento di una relazione autentica e coinvolgente, con la possibilità di riversare la frustrazione o la rabbia nella relazione con il coniuge, compromettendo la qualità della vita di coppia e un equilibrio già messo a dura prova, o su altri figli. Un genitore che invece riesce ad elaborare questo lutto, è un genitore che può costruire un proprio benessere personale, da mettere al servizio di sé, del proprio bambino con disabilità e di tutta la famiglia, che può riuscire a relazionarsi con gli altri, non solo col proprio bambino, in modo adeguato, che può essere in grado di costruire un’immagine del proprio figlio positiva, di riconoscere le sue potenzialità, i suoi sogni, i suoi desideri, al di là delle difficoltà, che può legittimarsi a chiedere aiuto a parenti e amici, per ricevere un supporto concreto ed emotivo.  Che riesce a dedicare la giusta attenzione al partner e soprattutto agli altri figli (se presenti) e ad accogliere le loro emozioni, vissuti, punti di vista, a sostenere i loro progetti, a riconoscere i loro bisogni e le loro risorse. I fratelli e le sorelle, volenti o nolenti, sono coinvolti in quello che succede ad un bambino con disabilità e ai genitori, spesso finiscono per sentirsi trascurati, manifestare vissuti ambivalenti e possono affrontare la situazione in modi diversi, sovraresponsabilizzandosi, arrabbiandosi, nascondendo i propri bisogni per non destare ulteriori preoccupazioni. Per un genitore è estremamente importante concedersi uno spazio protetto in cui non sentirsi solo a gestire le emozioni e in cui poter risanare le ferite della genitorialità. Da genitori ci si può sentire in colpa nel fare questo, perché si pensa di dover dedicare energie, tempo e denaro per aiutare il proprio bambino o la propria famiglia. Un percorso psicologico con un professionista, in realtà, è una risorsa molto utile, perché dal benessere di un genitore dipende quello di tutta la sua famiglia.

Dott.ssa Caterina Foti

Psicologa, Psicoterapeuta a Carate Brianza e Desio (MB).

N. Ordine Psicologi della Lombardia 03/9153

Per informazioni: caterina.foti30@gmail.com

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